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FIBRILLAZIONE ATRIALE: TERAPIE E TRATTAMENTI

In genere, la terapia per la Fibrillazione Atriale prevede tre diverse strade: il trattamento antitrombotico, il controllo del ritmo cardiaco e la chirurgia.

FARMACI PER LA PRESSIONE

Le persone affette da Fibrillazione Atriale e a rischio di ICTUS vengono generalmente trattate con farmaci anticoagulanti che riducono il rischio della formazione di coaguli di sangue.

Si tratta della cosiddetta terapia antitrombotica, che comprende farmaci anticoagulanti e antipiastrinici. È una terapia impegnativa, perché si deve raggiungere un grado di coagulazione del sangue entro un range terapeutico di sicurezza, al di sotto del quale non si ottengono risultati terapeutici e al di sopra del quale c’è un notevole rischio emorragico. Nonostante questo tipo di trattamento venga considerato il percorso clinico di prima scelta per i pazienti affetti da Fibrillazione Atriale, risultano ancora evidenti alcune criticità legate all’assunzione dei farmaci da esso previsti: rischio di complicanze emorragiche intracerebrali, controlli costanti da parte del medico curante, continuo adeguamento del dosaggio, alto potenziale di interazione con gli altri farmaci o con i cibi ingeriti.

In questo senso, dopo oltre 50 anni, la Commissione Europea ha approvato una nuova generazione di anticoagulanti orali (NAO, Nuovi Anticoagulanti Orali) per la prevenzione dell’ICTUS da Fibrillazione Atriale, che ha dimostrato di essere superiore, rispetto alla vecchia generazione di farmaci, in termini di efficacia, tollerabilità, sicurezza e controindicazioni.

Oltre a ridurre il rischio ICTUS, i NAO richiedono una o due sole somministrazioni al giorno, non sono influenzati dalle abitudini alimentari del paziente o da altri farmaci e abbassano sensibilmente il rischio dei sanguinamenti intracranici.

Per quanto riguarda il trattamento per il controllo della frequenza cardiaca nella Fibrillazione Atriale, in genere, ai pazienti che hanno un’aritmia a elevata frequenza cardiaca vengono somministrati farmaci che favoriscono la normalizzazione e il corretto funzionamento del cuore, alleviando così i sintomi della Fibrillazione Atriale come le vertigini.

CARDIOVERSIONE ELETTRICA

La cardioversione elettrica è una semplice procedura in cui una scarica elettrica è applicata al cuore per convertire un ritmo anomalo, come la Fibrillazione Atriale, nel normale ritmo cardiaco.

Si tratta di una terapia che si esegue in ambito ospedaliero, alla presenza di un cardiologo e di un anestetista, attraverso un defibrillatore. Il cardiologo applica le piastre sul torace del paziente (piastre apposite per cardioversione) e attraverso il defibrillatore rilascia una scarica elettrica che fa contrarre contemporaneamente tutto il cuore, interrompendo di fatto ogni attività irregolare.

Quando il cuore riprende a battere il sistema elettrico è stato come riprogrammato e solitamente riacquista il normale ritmo cardiaco, senza irregolarità. La cardioversione viene eseguita con una lieve anestesia che addormenta il paziente per qualche minuto, il tempo necessario alla procedura, perché lo shock può essere doloroso.

CARDIOVERSIONE FARMACOLOGICA

La cardioversione farmacologica prevede la somministrazione di farmaci antiaritmici, per via endovenosa o per via orale. Il medico ipotizza un trattamento farmacologico e dopo la somministrazione del farmaco si esegue un elettrocardiogramma per controllare la risposta del cuore al trattamento. Se tutto è nella norma, il medico pianifica la terapia di mantenimento più adeguata al paziente.

TRATTAMENTO ABLATIVO

Il trattamento di ablazione transcatetere o trattamento ablativo della Fibrillazione Atriale prevede l’isolamento, mediante lieve bruciatura operata da cateteri introdotti nel cuore, della zona di origine della tachiaritmia, particolarmente presente a livello degli sbocchi delle vene polmonari (cioè delle vene che scaricano nel cuore il sangue dei polmoni e più esattamente nell’atrio di sinistra). Questa tecnica è attualmente indicata anche in atleti competitivi che, in caso di successo, possono riprendere l’attività sportiva a livello agonistico dopo alcuni mesi dall’intervento e, in alcuni casi, di pazienti ultrasettantenni.
È anche consigliabile in soggetti con Fibrillazione Atriale parossistica o persistente, in assenza di cardiopatia o con lieve cardiopatia associata.

E’ fondamentale consultare e seguire le indicazioni del proprio medico che provvederà, a seconda delle esigenze individuali, a definire un piano d’azione volto a migliorare la qualità di vita del singolo.

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FATTORI DI RISCHIO ICTUS: ALCOL E DROGHE

Ogni anno si registra un aumento di casi di ICTUS tra i soggetti giovani a causa della maggior diffusione e abuso di alcol e droghe.

E’ noto che l’ICTUS sia una malattia strettamente correlata all’età, ma è stato rilevato un aumento di casi nelle fasce più giovani. Alcool e droghe sono i fattori di questo aumento di casi in età giovanile. L’irruenza con cui l’ICTUS colpisce i giovani si associa ad un tasso maggiore di mortalità e ad un aumento di disabilità, la quale è ovviamente più penalizzante a causa delle aspettative più lunghe di vita.

L’abuso etilico, è considerato un fattore di rischio per ICTUS sia ischemico che emorragico, ed aumenta in proporzione alla quantità assunta. Interviene sia come rischio classico, aumentando di 3-4 volte la probabilità di incorrere in un episodio di patologia cerebrovascolare, sia come rischio precipitante, cioè che determina l’insorgenza dell’evento acuto. I forti bevitori, ovvero le persone che abusano di oltre 3 volte rispetto allo standard di alcol al giorno hanno un rischio molto elevato, sia di infarto sia di fibrillazione atriale, uno dei maggiori fattori di rischio ICTUS. I bevitori moderati, ovvero i soggetti che bevono più o meno 2 dosi standard al giorno hanno un rischio invariato. Le alterazioni cerebrali legate all’abuso di alcol cronico creano dei veri e propri deficit dell’attenzione, infatti riducono le performance di memoria, delle funzioni esecutive e di rendimento.

La cocaina aumenta drasticamente il rischio della malattia; tale aumento di rischio è maggiore per il fumo della sostanza, ovvero il crack rispetto all’inalazione. Il rischio riguarda soprattutto le forme emorragiche, ma non sono da meno quelle ischemiche. L’alterazione degli stimoli causati dalla cocaina determina vari effetti, tra i quali una riduzione del flusso sanguigno al muscolo cardiaco determinando un disequilibrio tra richiesta e apporto di ossigeno e conseguente sofferenza ischemica, un aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa sistemica e della contrattilità delle cellule cardiache. Nel lungo termine, si può osservare un deterioramento progressivo della funzione cardiaca, anche in assenza di pregressi eventi ischemici sintomatici, con importante riduzione della “funzione di pompa” e lo sviluppo di scompenso cardiaco cronico.

Per quanto riguarda i cannabinoidi le analisi scientifiche riportano che c’è una stretta relazione temporale tra esposizione alla cannabis e ICTUS ischemico. I cannabinoidi, sono dei forti antiossidanti, cioè in grado di neutralizzare le molecole ossidanti pericolose a livello celebrale, infatti possono agire sulla frequenza cardiaca, la motilità dei vasi arteriosi e quindi sulla pressione arteriosa. Quando si è colpiti da un ICTUS, una parte consistente del danno non si verifica subito, in conseguenza della mancanza di ossigeno al cervello, ma per colpa di una serie di reazioni chimiche che scatenano la produzione di agenti ossidanti fortemente distruttivi, i quali disgregano le cellule un po’ come se le bruciassero.

In ultimo gli oppiacei come l’eroina, le metanfetamine come l’ecstasy o similari, con il loro forte effetto vasopressorio, agiscono sul sistema nervoso centrale, deprimendo gli impulsi nervosi e rallentando le funzioni cerebrali dell’individuo causando molto spesso emorragie.

Gli effetti psico-cognitivi dell’uso cronico di droghe e alcol inoltre crea problemi di astinenza causando aumento di patologie psichiatriche, disturbi dell’apprendimento, memoria, umore fino ad arrivare all’overdose con possibili effetti letali.

In questi casi la prevenzione dell’ICTUS riguarda il miglioramento del proprio stile di vita evitando il consumo di droghe e riducendo il consumo di alcol prediligendo attività fisica e manuale per distogliere l’attenzione dalla dipendenza e ridurre l’astinenza.

Valentina Pasquali Nessun commento

FATTORI DI RISCHIO ICTUS: IL COLESTEROLO

Il colesterolo “cattivo” è une delle principali cause di aterosclerosi, a sua volta implicata nell’insorgenza dell’ICTUS.

Il colesterolo è una sostanza grassa che circola nel nostro sangue;  viene prodotto dal nostro organismo e in minima parte  introdotto con l’alimentazione. In quantità normali il colesterolo svolge un ruolo fondamentale per alcuni processi biologici, ma se si superano i valori considerati standard, si hanno rischi per la salute e nello specifico il colesterolo in eccesso è considerato un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e l’ICTUS.

È molto importante fare subito la distinzione tra colesterolo “buono” e colesterolo “cattivo”, che sono i nomi che comunemente si danno alle lipoproteine HDL (High Density Lipoproteins) e alle l lipoproteine LDL (Low Density Lipoproteins).

Il nome colesterolo cattivo è stato comunemente assegnato alle lipoproteine a bassa densità, note come LDL. Il loro ruolo è quello di trasportare il colesterolo e rilasciarlo ai tessuti e alle cellule per il loro nutrimento e sono quindi essenziali al nostro organismo. I problemi sorgono quando i valori di queste lipoproteine LDL superano gli standard, perché il loro eccesso permette al colesterolo di infiltrarsi sulle pareti delle arterie, andando piano piano a creare seri rischi cardiovascolari.

I valori normali del colesterolo “totale” nel sangue si esprimono con la quantità complessiva di colesterolo contenuto nelle varie lipoproteine. In individui sani è considerato corretto se inferiore ai 200 mg/dl di sangue. I livelli di HDL, il colesterolo “buono”, non devono essere inferiori ai 40 mg/dl. Per il colesterolo “cattivo” invece, il valore ottimale è tra i 100 e i 130 mg/dl.

Se si superano questi valori si parla di ipercolesterolemia e si hanno rischi per la salute.

COLESTEROLO E ATEROSCLEROSI

Il colesterolo “cattivo” in eccesso tende a depositarsi sulle pareti delle arterie e gradualmente si solidifica dando luogo a ispessimenti che vengono chiamati placche aterosclerotiche. L’aterosclerosi  è una patologia vascolare cronica lenta e assolutamente asintomatica: nel corso degli anni il colesterolo si accumula nei vasi e piano piano li ispessisce, li irrigidisce e rende sempre più difficoltoso il passaggio del sangue fino al distacco di trombi o all’occlusione completa.
Se l’evoluzione dell’aterosclerosi dovuta al colesterolo è lenta e silente e può durare parecchi anni, l’esito in malattie acute può avvenire in modo immediato e in pochi istanti: infarto del miocardio, ICTUS cerebrale, trombosi e complicazioni renali sono gli esiti più pericolosi del colesterolo e purtroppo possono causare conseguenze molto gravi come invalidità e morte.

COME SI INDIVIDUA IL COLESTEROLO ALTO

L’unico modo per individuare precocemente l’ipercolesterolemia è quello di sottoporsi periodicamente a esami del sangue. In questo modo è possibile dosare i livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e colesterolo HDL (colesterolo buono) e valutare i rischi cardiovascolari del paziente. Il colesterolo alto è spesso legato a uno stile di vita sedentario, al sovrappeso e a una dieta ricca di grassi di origine animale. Il diabete è spesso associato al colesterolo alto, così come il fumo, che accelera il processo di aterosclerosi.

Oggi esistono molte tipologie di farmaci che sono efficaci nel ridurre il colesterolo e di conseguenza i rischi cardiovascolari generati dal suo eccesso, ma due sono gli elementi su cui vale la pena sensibilizzare i pazienti:

  • la prevenzione, che, come in tutte le patologie cardiovascolari, comporta la modifica al proprio stile di vita. Una maggiore diffusione di uno stile di vita attivo, senza fumo, con moderato consumo di alcol e una dieta sana è uno strumento potentissimo nelle mani di ognuno di noi per avere una vita in salute;
  • la diagnosi precoce: il colesterolo alto è asintomatico, così come la sua evoluzione in aterosclerosi. Fare gli esami del sangue una volta all’anno per controllare i valori del colesterolo (ma anche del diabete) può davvero permettere di prevenire le evoluzioni più severe di queste patologie ed evitare l’insorgere improvviso di infarti e ICTUS.
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FATTORI DI RISCHIO ICTUS: IL FUMO

Il fumo è uno dei principali fattori di rischio ICTUS oltre a essere causa diretta di numerose altre patologie

La speranza di vita di un fumatore è di circa 8 anni inferiore a quella dei non fumatori. Quando si fuma una sigaretta si inalano con un solo gesto circa 7.000 sostanze, la maggior parte delle quali sono nocive per l’uomo. Tra le principali sostanze irritanti contenute nel fumo di sigaretta meritano una menzione il catrame, la nicotina e il monossido di carbonio.

Il catrame
è una delle principali sostanze cancerogene contenute nelle sigarette, perché a sua volta è composto da diverse sostanze, tra cui benzopirene e idrocarburi aromatici, che sono specificatamente cancerogene. Inoltre il catrame è la causa principale dell’ingiallimento dei denti dei fumatori, dell’alito cattivo e del gusto amaro in bocca. Le sostanze direttamente cancerogene contenute nel fumo di sigaretta sono comunque tante oltre al catrame, come il benzene, il polonio-210, la formaldeide e il cloruro di vinile.
La nicotina è la sostanza che contribuisce a generare la dipendenza dalla sigaretta, perché stimola la produzione di dopamina e adrenalina che eccitano sia il corpo che la mente. L’effetto di benessere svanisce però molto in fretta e subentra quindi la voglia di fumare ancora per provare nuovamente le sensazioni positive date dalla nicotina. Ecco perché la nicotina viene considerata una vera e propria droga, che genera dipendenza e sindrome da astinenza quando si cerca di smettere.
Il monossido di carbonio infineriduce la capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti, che si nutrono meno e soffrono.  

PRINCIPALI PATOLOGIE CAUSATE DAL FUMO


1. Malattie cardiovascolari
ll fumo è una delle maggiori cause di malattia delle coronarie e cardiovascolari in genere. Secondo l’American Heart Association le patologie cardiovascolari hanno un’incidenza del 70% in più nei fumatori rispetto ai non fumatori. Il fumo di sigaretta infatti ha un ruolo diretto nell’ispessimento e nell’indurimento dei vasi sanguigni, rendendo i percorsi più stretti e generando quindi maggiore sforzo per il cuore (battito cardiaco aumentato) e favorendo l’insorgere di ipertensione arteriosa e coaguli di sangue. Il fumo inoltre è una delle principali cause di aterosclerosi, l’accumulo di placche sulle pareti delle arterie, che limitano il passaggio di sangue e gradualmente lo ostruiscono, generando aritmie, infarti e ICTUS. Rispetto ai non fumatori, i fumatori hanno quattro volte più probabilità di avere un ICTUS sia emorragico che ischemico.

2. Tumori
Non solo tumore al polmone. Il fumo di sigaretta viene considerato responsabile del 90-95% dei tumori polmonari nel mondo. In Italia, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali riporta che il fumo è responsabile del 91% di tutte le morti per cancro al polmone negli uomini e del 55% nelle donne, per un totale di circa 30 mila morti l’anno. Inoltre il fumo viene associato anche all’insorgenza di altre tipologie di tumori: il Center for Disease Control and Prevention statunitense (CDC) individua tra i tumori associabili al fumo quelli alla vescica, al sangue (leucemia mieloide acuta), al colon retto, all’esofago, al rene, all’orofaringe, al pancreas, allo stomaco e ai bronchi. Se nessuno al mondo fumasse, secondo il CDC, avremo la riduzione di un terzo delle morti per cancro.

3. Malattie respiratorie
Il fumo irrita fortemente le vie respiratorie e a lungo termine è responsabile di patologie come enfisema polmonare e bronchite cronica: nell’enfisema, le sacche d’aria nei polmoni perdono elasticità e iniziano a deteriorarsi. La bronchite cronica si verifica invece quando c’è un gonfiore nei rivestimenti dei polmoni, con conseguente difficoltà respiratoria. A breve termine invece il fumo può causare maggiori episodi di tosse, raffreddore e irritazioni delle prime vie respiratorie e attacchi d’asma.

4. Altri effetti collaterali del fumo
Meno gravi, ma sicuramente da non sottovalutare, sono gli effetti che il fumo ha sul corpo umano. Il fumo favorisce infatti l’invecchiamento precoce della pelle, l’insorgere di rughe e borse sotto gli occhi, l’ingiallimento dei denti, problemi gengivali, alito cattivo e alterazioni di gusto e olfatto. Inoltre può dare problemi riproduttivi e di fertilità sia alle donne che agli uomini.

Smettere di fumare è possibile e la salute ne beneficerà in modo sia immediato che a lungo termine, fin dal primo giorno senza sigarette.

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ICTUS: CARENZA DI LETTI A PAZIENTI

Gli ICTUS portano con sé criticità che devono essere gestite da personale medico e infermieristico dedicato e formato.

A ottobre a Bologna si è tenuto il 50° Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN) e tra i vari temi affrontati si è parlato anche di ICTUS, in occasione di un simposio congiunto SIN – Ministero della Salute. Il presidente della SIN, Gianluigi Mancardi, ha presentato una relazione sull’organizzazione in Italia dell’assistenza all’ICTUS, riportando i dati di un’indagine effettuata dai segretari regionali della SIN insieme all’Associazione Autonoma Aderente ISO-STROKE e ad ALICe Italia Onlus, l’associazione per la lotta all’ICTUS cerebrale.

Dall’indagine è emersa una forte carenza sul territorio nazionale di letti dedicati all’ICTUS, ovvero di letti monitorati e con personale medico e infermieristico dedicato. A fronte di un fabbisogno di circa 1.900 letti, in Italia attualmente ne sono attivi 1.170 con uno squilibrio tra nord e sud, ad esempio in regioni come Lazio e Campania. Anche gli interventisti neuro-vascolari sono mal distribuiti e alcune regioni risultano più scoperte di altre, rendendo a volte difficile intervenire rapidamente su pazienti colpiti da ICTUS. Le istituzioni si sono dette molto interessate ad affrontare il problema, sia riorganizzando le reti regionali di assistenza all’ICTUS, sia attivando percorsi formativi quadriennali a cui possono accedere gli specialisti provenienti da differenti discipline.

È molto importante avere, negli ospedali, dei letti dedicati alla gestione dell’ICTUS, con personale formato per affrontare le criticità che il paziente con ICTUS porta con sé. Nei pazienti seguiti da personale formato adeguatamente si riduce notevolmente la mortalità e la disabilità residua.

Ricordiamo infatti che l’ICTUS in Italia è la prima causa di invalidità, la seconda causa di demenza e la terza causa di morte e colpisce circa 660 persone al giorno, con costi altissimi sia per il Sistema Sanitario Nazionale, che per le famiglie. Considerando le stime attuali di prevalenza, è stato possibile effettuare una valutazione globale del costo delle prestazioni sanitarie dirette dell’ICTUS in Italia, che ammontano a circa 3,7 miliardi di euro per anno, quasi il 4% delle spese sanitarie nel nostro Paese. I costi indiretti per le famiglie sono stimati in 3 volte i costi diretti.

Ecco perché è così importante intervenire sia sulla presa in carico immediata del paziente colpito da ICTUS, per limitare il più possibile un esito di disabilità grave, sia sulla prevenzione. Prevenire l’ICTUS in molti casi è possibile, lavorando sullo stile di vita per andare a ridurre fattori di rischio come diabete, obesità e ipertensione e facendo screening ad hoc, come quello relativo alla Fibrillazione Atriale, che da sola causa circa il 20% degli ICTUS ischemici.

Lo screening della Fibrillazione Atriale è un’attività che può partire anche dalle singole persone. Alcuni studi hanno infatti valutato l’accuratezza e l’efficacia del misuratore della pressione arteriosa Microlife AFIB come strumento di screening domiciliare della Fibrillazione Atriale asintomatica nei pazienti a rischio di ICTUS cardioembolico.

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ICTUS EMORRAGICO

Scopriamo insieme le cause e i fattori di rischio dell’ICTUS emorragico.

Sappiamo che la maggior parte degli ICTUS (circa l’80%) sono di origine ischemica, ovvero dovuti ad un’occlusione delle arterie che portano il sangue al cervello. Ma resta un 20% dei casi che è legato a un’emorragia cerebrale e si parla quindi di ICTUS emorragico.

All’origine di un ICTUS emorragico c’è la rottura di uno o più vasi sanguigni nell’encefalo, causata generalmente dalla rottura di un aneurisma cerebrale, da un trauma cranico, da ipertensione cronica o da malformazioni congenite.

GLI ICTUS emorragici possono quindi essere causati da due tipi diversi di emorragia cerebrale:

  • emorragia intracerebrale, quando il sanguinamento avviene all’interno del cervello. L’emorragia in questo caso, non solo blocca l’afflusso di sangue al cervello, ma il sangue, fuoriuscendo, genera pressione e schiacciamento dei tessuti circostanti, danneggiandoli;
  • emorragia subaracnoidea, quando il sanguinamento avviene tra gli strati del tessuto che ricopre il cervello. In questo caso la rottura di un vaso sanguigno blocca l’afflusso di sangue al cervello.

La maggior parte degli ICTUS emorragici nell’area subaracnoidea sono dovuti alla rottura di un aneurisma cerebrale, ovvero una dilatazione patologica di un vaso sanguigno dell’encefalo. L’aneurisma non dà alcun sintomo fino alla rottura, che genera l’emorragia e l’ICTUS.

FATTORI DI RISCHIO ICTUS EMORRAGICO E PREVENZIONE

Tra i principali fattori di rischio di ICTUS emorragico ci sono alcuni fattori che non si possono trattare, come l’età (superiore ai 55-60 anni), la presenza di una familiarità e il sesso maschile. Ci sono invece altri fattori di rischio che possono essere oggetto di prevenzione:

  • ipertensione cronica;
  • fumo;
  • diabete;
  • sovrappeso e obesità;
  • vita sedentaria;
  • abuso di alcool e droghe.

Come si dice sempre quando si parla di ICTUS, la prevenzione passa dalla modifica del proprio stile di vita: una vita sana e attiva, un’alimentazione corretta e il monitoraggio periodico dei valori della pressione arteriosa, in modo da intervenire in tempo in caso di ipertensione.

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ICTUS in gravidanza, i fattori di rischio

ALICe Italia Onlus ha segnalato una crescita negli ultimi 10 anni del – seppur raro – ICTUS in gravidanza.

L’ICTUS è una patologia che viene spesso associata all’età avanzata ma se è vero che la maggior parte degli episodi di ICTUS avvengono sopra i 65 anni, è anche vero che nel 10% dei casi l’ICTUS si verifica in persone sotto ai 45 anni di età, prevalentemente donne.

I dati recenti dell’American Heart Association evidenziano che l‘ICTUS in gravidanza è un fenomeno ancora raro – colpisce circa 26 donne su 100.000 – ma ha avuto una crescita del 54% dei casi negli ultimi 10 anni. Questo aumento ha portato gli esperti dell’associazione ALICe Italia Onlus (associazione per la lotta all’ICTUS cerebrale) ad approfondire il rapporto tra ICTUS e gravidanza.

La gravidanza è un momento di forti cambiamenti che investono il corpo della donna, basti pensare che la gittata cardiaca, ovvero il volume di sangue espulso dal cuore in un minuto, aumenta fino al 60% nel terzo trimestre di gravidanza. Donne che presentano fattori di rischio anche prima della gravidanza, in quei 9 mesi sono quindi maggiormente a rischio ICTUS, soprattutto nel terzo trimestre, in cui avviene il 50% dei casi.

Fattori di rischio ICTUS in gravidanza

I fattori di rischio ICTUS in gravidanza sono ipertensione, gestosi o eclampsia, fumo, coagulopatie pregresse ed età avanzata, sopra i 35 anni. In caso di gestosi o eclampsia il rischio ICTUS aumenta del 24,7% e persiste anche nei 12 mesi dopo il parto. Diventa quindi fondamentale la prevenzione, perché i fattori di rischio già presenti in gravidanza possono accentuarsi, aumentando il rischio di un ICTUS cerebrale.

Inoltre bisogna tenere in considerazione che assumere farmaci in gravidanza è spesso sconsigliato, per le ripercussioni che possono avere sul bambino e quindi anche la cura dei fattori di rischio non è sempre facile.

Una donna che decide di avere un bambino dovrebbe pensare prima di tutto alla propria salute, smettendo di fumare, tenendo sotto controllo il proprio peso e facendo una regolare attività fisica e, in presenza di patologie note, è fondamentale farsi seguire da specialisti che possono tenere la situazione sotto controllo e intervenire precocemente in caso di rischio.

Un consiglio generale per le donne in gravidanza è quello di misurarsi con regolarità i propri valori pressori, in particolare utilizzando strumenti clinicamente validati per donne in gravidanza e in caso di pre-eclampsia, ad esempio con la tecnologia MAM di Microlife, che detiene questo tipo di validazione scientifica (fonte: Reinders A, Cuckson AC, Lee JT, Shennan AH. – An accurate automated blood pressure device for use in pregnancy and pre-eclampsia: the Microlife 3BTO-A-BJOG 2005;112:915-920 – Visionabile in https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15957992).

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ICTUS ischemico: ostruzione delle arterie

Gli ICTUS non sono tutti uguali, possono essere ischemici o emorragici e la differenza dipende dalle cause.

Quando si parla di ICTUS (Stroke in inglese) si intende un mancato afflusso di sangue al cervello, che va in sofferenza subendo danni più o meno gravi e purtroppo a volte provocando la morte di chi è stato colpito.
Ma gli ICTUS non sono tutti uguali e la differenza la fa proprio la causa che scatena questo blocco di flusso sanguigno diretto al cervello.

Se la causa è la rottura di un’arteria, si parla di ICTUS emorragico, meno frequente ma con più elevati tassi di mortalità. Se la causa è un’ostruzione di un’arteria cerebrale, allora si parla di ICTUS ischemico, detto anche trombosi cerebrale o ICTUS trombotico.
L’ICTUS ischemico riguarda l’80% dei casi di ICTUS complessivi e può essere oggetto di prevenzione, andando a lavorare su quelli che sono i suoi principali fattori di rischio e le sue cause principali.

Un’arteria può occludersi per due motivi:

  1. stenosi, ovvero il restringimento del vaso sanguigno a causa dell’aterosclerosi, accumuli di grasso che si depositano sulle pareti delle arterie, riducendone via via lo spazio per il passaggio del sangue;
  2. embolo, che si forma in un’altra parte del corpo, ad esempio nel cuore e quando arriva nelle arterie del cervello, che hanno un diametro più piccolo, blocca il passaggio del sangue.

In entrambi i casi la circolazione sanguigna viene interrotta a livello cerebrale e si ha un ICTUS ischemico.

Fattori di rischio ICTUS ischemico e possibile prevenzione

Modificando il proprio stile di vita e agendo a livello di alcuni fattori di rischio è possibile prevenire una buona percentuale di ICTUS ischemici. Tutte le principali patologie cardiovascolari sono fattori di rischio ICTUS, a cominciare da ipertensione arteriosa, colesterolo e diabete, spesso accomunate anche da sovrappeso, obesità e vita sedentaria.
Queste patologie provocano aterosclerosi, ovvero l’accumulo di grassi a carico delle pareti delle arterie e sollecitazioni e danni a carico dei vasi sanguigni. Anche le apnee ostruttive del sonno possono essere un grave fattore di rischio, perché nelle fasi di apnea notturna arriva poco ossigeno al cervello, causando danni. L’altro grande fattore di rischio ICTUS ischemico è la Fibrillazione Atriale, un’aritmia che genera una contrazione irregolare dell’atrio sinistro del cuore e favorisce il ristagno di sangue e la formazione di trombi che, se entrano in circolazione, possono provocare l’ICTUS.

Questi fattori di rischio sono in molti modi curabili e riducibili e permettono alla popolazione a rischio di poter fare una prevenzione attiva del rischio ICTUS. La prima cosa da fare è ovviamente modificare il proprio stile di vita, adottando una dieta sana, evitando alcool e fumo e praticando attività fisica regolare. È poi importante seguire programmi di screening ed esami, in modo da individuare precocemente un rischio e curarlo: diventa fondamentale monitorare costantemente i valori di pressione, colesterolo e diabete e può essere utile eseguire un eco-color-Doppler delle carotidi in caso di sospetta placca aterosclerotica.
Infine è importante individuare precocemente un’eventuale Fibrillazione Atriale, che si calcola sia la causa del 20% degli ICTUS ischemici.

Fibrillazione atriale

La Fibrillazione Atriale è un disturbo del battito cardiaco: il cuore batte in modo irregolare e perde la capacità di contrarsi in modo coordinato, causando un “ristagno” di sangue e il rischio di formazione di coaguli (grumi solidificati di sangue). I coaguli possono immettersi nella circolazione sanguigna e arrivare al cervello causando un ICTUS ischemico.

La Fibrillazione Atriale è l’anomalia del ritmo cardiaco più comune nella popolazione adulta. In Italia colpisce circa 1.000.000 di persone, con 120.000 nuovi casi ogni anno. I dati si riferiscono solo ai casi accertati, ma quelli totali sono in realtà ben più numerosi perché molte persone che ne soffrono non presentano disturbi e ignorano di avere questo problema. In circa un terzo dei casi la Fibrillazione Atriale rimane asintomatica e non è diagnosticata.

Per prevenire un ICTUS ischemico è quindi consigliato controllare regolarmente il proprio battito cardiaco attraverso la palpazione del polso o misurandosi la pressione arteriosa con apparecchi automatici dotati di algoritmi (validati) in grado di indicare la possibile presenza di Fibrillazione Atriale.

Generato il sospetto di Fibrillazione Atriale è importante rivolgersi al proprio medico che effettuerà i necessari accertamenti, come l’elettrocardiogramma, per diagnosticare questa aritmia.

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Ipertensione e Coronavirus, una combo pericolosa

Chi soffre di malattie cardiovascolari è più a rischio di sviluppare complicanze da COVID-19, secondo diversi studi clinici.

L’ISS (Istituto Superiore di Sanità) ha reso pubblici i dati delle prime analisi su patologie preesistenti in pazienti italiani deceduti a causa del COVID-19 (qui il report) ed è emerso che il 76% dei pazienti era affetto da ipertensione, il 37% da cardiopatia ischemica e/o diabete e il 26,5% da Fibrillazione Atriale. Sono numeri che confermano quanto già pubblicato in Cina a febbraio sulla rivista medica JAMA dal Chinese Center for Disease Control and Prevention, che affermava anche che la letalità del Coronavirus, del 2% sulla popolazione complessiva, sale fino al 6% nelle persone ipertese e fino al 10% nei soggetti con scompenso cardiaco.

Ma perché i pazienti con patologie cardiovascolari sono a rischio in caso di contagio?

Coronavirus e complicanze cardiovascolari

Il COVID-19 è un virus che colpisce in modo piuttosto aggressivo i polmoni e l’apparato respiratorio, limitando l’attività polmonare e l’ossigenazione del sangue. Questo si ripercuote sul cuore, che deve pompare il sangue più velocemente per mantenere l’ossigenazione degli organi, generando aritmie e danni cardiaci acuti.

coronavirus ipertensione e fibrillazione atriale

In un paziente che ha già problematiche cardiovascolari pregresse questo ulteriore sforzo a danno del cuore e del sistema sanguigno può essere fatale. Non si esclude inoltre che il Coronavirus possa causare anche un danno diretto alle cellule del cuore.

Suggerimenti per i soggetti a rischio

Chi soffre di patologie come diabete, ipertensione e Fibrillazione Atriale deve stare particolarmente attento a non rischiare il contagio, perché il Coronavirus potrebbe portare complicanze molto spiacevoli e pericolose. I suggerimenti, come ricorda anche il sito di SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa), per tutti i pazienti con patologie cardiovascolari sono soprattutto questi:

  1. restare in casa se non per motivi molto seri o di salute;
  2. continuare la terapia antipertensiva o le altre terapie prescritte dal medico e mantenere una dieta sana, ipocalorica e con poco sale;
  3. non andare dal medico e tenere monitorata la pressione arteriosa con i misuratori di pressione domiciliari, meglio se dotati della tecnologia per la rilevazione della Fibrillazione Atriale;
  4. se si è costretti a uscire occorre proteggersi adeguatamente con guanti, mascherina (possibilmente FFP2 o – se è disponibile – FFP3) e mantenendo il più possibile una distanza di sicurezza di 2 metri dalle altre persone. Lavarsi le mani sempre appena possibile;
  5. se si avvertono sintomi simil-influenzali chiamare il medico di famiglia o i numeri verdi regionali dedicati all’emergenza COVID-19.